
ENRICO IL VERDE
opera lirica di Aldo Spoldi
prima rappresentazione: 11 Marzo 1987, Rotonda della Besana, Milano
A cura di: Renato Barilli e Flavio Caroli
“Quest’ultimo lavoro di Aldo Spoldi è una complessa opera in ceramica e terracotta formata da sei pezzi di grandi dimensioni dal titolo “Enrico il Verde”. Ciò che la caratterizza è l’aspetto plastico-costruttivo che dà vita ad uno spettacolo multimediale (scultura, film, cartone animato, musica, recitazione, canto). Ogni oggetto è caratterizzato da una componente spettacolare ed è stato pensato, per la realizzazione, con gli altri, di una performance dopo l’esperienza della pittura.
Ogni pezzo contiene un computer che, attivato, emette musica e illumina con scritte luminose al neon. Brevi cartoni animati e diapositive rendono mobili e vive le superfici in terracotta.
Quest’opera si pone come una riflessione critica intorno al lavoro della pittura che ha caratterizzato gli anni ottanta e si ricollega in maniera visibile al lavoro dell’arte concettuale per riattivarlo in uno spazio-tempo spettacolare e ricreare, come nelle antiche macchine meravigliose di Erone, i paradossali artifici della tecnica” (Giorgio Verzotti in “Enrico il Verde, opera lirica di Aldo Spoldi”, rivista Segno, anno XI n.64, aprile 1987)
“…la dimensione del “quadro” a Spoldi è sempre andata molto stretta, egli non vi si è riconosciuto, ha sempre procurato di allargarla, proprio perché il racconto visivo potesse darsi gioiosamente all’azione, non trattenuto da maglie rigide.” (Renato Barilli, “Spoldi: un cabaret plastico-cromatico”, nel catalogo Enrico il Verde, 1987)
“… Ciò che trovo straordinario, nell’idea di Spoldi, sono l’energia del pensiero e la seduzione. La forza lucida e delirante di uscire fuori dall’accademia, da ogni accademia: oggi, in particolare, dall’accademia della cattiva pittura. La forza di immaginare un compatto worn-ton-drama garbatamente totalizzante, nella progettazione demiurgica di un mondo autosufficiente e futurista…
…Se verrà un’arte nuova, nascerà dalla miscela di questi elementi. E l’arte nuova forse comincia qui, fra le note di Verdi e un naso lunghissimo che ancora tradisce le eterne menzogne della fantasia.“(Flavio Caroli, “Per Aldo Spoldi: otto anni dopo, e molti anni prima…” nel catalogo Enrico il Verde, 1987)
“Quando in tutto il mondo si assistette ad un diluvio di pittura e di cattiva pittura, Spoldi parlava ….di ritorno ad un uso del pensiero nella opera d arte, di un ritorno all avanguardia. Rimettere in moto qualcosa, uscire da quel accademia di troppa tela troppo colore…. anche quella della pittura è divenuta una sorta di accademia. Particolarmente importante è l opera Enrico il Verde per la capacità di progettazione complessa, una totalità dell’opera d’ arte. Non è una provocazione,ma seduzione e piacere della nuova immagine. Agganciato con un passato lontano e anche abbastanza vicino (delle avanguardie), è, però, proiettato in una nuova dimensione. Apre a qualcosa di nuovo, improbabile, ma ha una sua probabilità. Tutto è mosso da un computer demiurgo.Ha una dimensione di improbabile probabilità-l’idea stessa di un arte nuova.“(Flavio Caroli, trascrizione della presentazione della prima alla Rotonda della Besana, 11 marzo 1987)
“Ogni scultura contiene in sé un piccolo cosmo multimediale, ogni oggetto è infatti già una società.” (Aldo Spoldi in “A proposito di Enrico il Verde”, nel catalogo di Enrico il Verde, 1987)
Le 5 dita in terracotta del piede Enrico Il Verde (Tom, Gina la Ballerina, Twist, Alfredo, Anselmo), dotati di biografia e carattere specifico, sono a metà strada tra i personaggi virtuali di prima generazione (Giorgio Thompson, Patrizia Gillo, Laura Quarti – 1967) e i personaggi virtuali di seconda generazione (Cristina Karanovic-Show, Andrea Bortolon, Angelo Spettacoli – 1996) nati, quest’ultimi, come progetto didattico del prof. Aldo Spoldi nell’aula di Incisione all’Accademia di belle Arti di Brera.
